Roma, 7 gennaio 2015 – Prendiamo atto con sconcerto e disappunto dell’emissione del decreto del ministero dell’Ambiente con il quale si rilascia l’Aia per la centrale elettrica di Vado Ligure.
Un provvedimento che ricalca quanto stabilito dalla conferenza dei servizi ivi incluse alcune prescrizioni incongrue ed inattuabili, come più volte affermato dalla Società.

Il paradosso della situazione è ben evidenziato dalla contemporanea emissione, sempre il 31 dicembre, anche del decreto del ministero dello Sviluppo economico che autorizza la costruzione della copertura del carbonile. La nuova Aia non recepisce nemmeno questo provvedimento mantenendo la scadenza al marzo 2015 per un’opera colossale per la cui conclusione il decreto dello Sviluppo economico prevede 30 mesi di tempo, invece dei tre mesi concessi dalla nuova Aia. Così come permane l’obbligo dell’avviamento da subito a gas naturale che comporta il fermo della centrale per due anni senza nessun concreto beneficio ambientale o i tempi di decorrenza delle prescrizioni che non si riferiscono alla disponibilità degli impianti, attualmente sotto sequestro, ma al rilascio dell’Aia.

La nuova Aia prevede dunque prescrizioni inattuabili e non è in alcun modo ottemperabile dalla Società.

Il Governo e lo stesso ministro dell’Ambiente nel vertice a palazzo Chigi lo scorso 23 dicembre si erano impegnati a “individuare le più opportune soluzioni che consentano, in una ragionevole scansione temporale, la ripresa dell’attività degli impianti”. Al Governo avevamo espresso anche la convinzione che vi fosse, tra l’altro, una discriminazione molto forte tra la centrale di Vado Ligure e altre centrali simili italiane.

Conserviamo comunque un atteggiamento di fiducia nei confronti degli impegni assunti dal Governo e attendiamo quindi una pronta correzione delle disposizioni di un’Aia che rende ancora più complessa una situazione già estremamente difficile e che rischia di vanificare la continuità aziendale e l’impegno profuso da Tirreno Power per salvaguardare un asset essenziale per la società, con i suoi rilevanti livelli occupazionali diretti e nell’indotto. Così come sono stati evidenti gli sforzi che l’azienda ha sostenuto per ridurre l’impatto sociale, attraverso un impegnativo piano di mobilità volontaria incentivata, dovuto alla situazione del comparto e al sequestro degli impianti.